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Scotland on the road
Diario semi-serio di viaggio
#1
La Scozia va girata in auto.
Certo, la Old Town di Edimburgo, che si estende lungo la Royal Mile dal Castello al palazzo di Holyrood (residenza estiva della regina), vale una visita, così come vale la pena di salire su Carlton Hill o Arthur’s Seat per avere una vista dall’alto della città; se avete bambini andate al Dynamic Earth o a uno dei tour “in cerca di fantasmi” nei vicoli cittadini. Ma il tutto può compiersi in un giorno, un giorno e mezzo al massimo.
Così, domenica mattina nei pressi dell’aeroporto abbiamo preso a nolo un’auto, una piccola ma onesta Kia Picanto, benzina, cambio automatico, e siamo partiti alla conquista del Grande Nord.
 

 
La prima rotonda a due corsie è abbastanza drammatica: da che parte bisogna guardare? Che corsia bisogna tenere? Dove bisogna uscire? Mentre in Italia l’approccio è lasciato alle interpretazioni individuali (come evidenziato anche in alcune discussioni qui sul forum), il che solitamente si traduce in “chi è davanti ha diritto di traiettoria e tutti gli altri si adattano”, in UK l’approccio è rigidamente insegnato a scuola guida, e chi sgarra viene invitato col consueto garbo britannico (a suon di colpi di clacson) ad adeguarsi:
  • per svoltare a sx si prende la corsia di sx, si mette la freccia, e si esce sulla prima corsia a sx;
  • per svoltare a dx si prende la corsia di dx, si mette la freccia a dx, in percorrenza si tiene la corsia interna, poi si mette la freccia a sx e si esce sulla seconda corsia;
  • per andare dritti si può scegliere indifferentemente una delle due corsie, ma se si entra dalla corsia di sx bisogna mantenere in percorrenza la corsia esterna e uscire sulla prima corsia, mentre se si entra dalla corsia di dx bisogna mantenere la corsia interna e uscire sulla seconda.
Superata la prova del fuoco delle rotonde, e imparato a guardare dalla parte giusta negli incroci e a non tagliare verso l’interno nelle svolte a destra, tutto diventa rapidamente abbastanza naturale.
 
Abbandonata Edimburgo tramite la M90, deviamo verso est per St Andrews. Da lì attraversiamo il ponte per Dundee e seguiamo la costiera giungendo, dopo una sosta al castello di Dunnottar vicino Stonehaven, fino ad Aberdeen.
 

 
Ti aspetteresti che il lungomare, con le ampie spiagge da una parte e il luna park dall’altra, nel tardo pomeriggio di una domenica di luglio, sia gremito di gente. Invece a parte un paio di persone a passeggio o a spasso col cane la zona è deserta, le giostre sono ferme e i ristoranti chiusi. Aberdeen è una città universitaria, ed evidentemente questa è “bassa stagione”.
Mentre mi stringo nella mia giacca, infreddolito dalle raffiche di vento nonostante il pile e la camicia e la canottiera pesante, e fisso le nubi estendersi a perdita d’occhio, non posso fare a meno di chiedermi chi mai potrebbe avrebbe voglia di venire in questo posto a marzo o novembre.
 

 
Il giorno dopo ci aspettano le highlands, una pletora di paesini sperduti lungo la strada, una passeggiata nel parco nazionale con sosta a Loch Lomond, e l’immancabile visita guidata a una distilleria (il paesaggio della Scozia è caratterizzato da castelli e distillerie di whisky, e talvolta le distillerie sono più antiche dei castelli) con annessi assaggi, per lo più simbolici per quanto mi riguarda, visto che devo guidare e che lo scotch non è la mia passione (whisky e sigari cubani preferisco tenermeli per quando avrò 70 anni).
 

 

 

 
Qui merita un approfondimento il discorso dei limiti di velocità. Possono riassumersi così:
  • 30 mph (48 km/h) nelle “zone edificate” (cioè non genericamente in “aree urbane”, ma solo in presenza di case ed edifici), talvolta elevati a 40 (64) nelle strade principali o in presenza di piccoli villaggi su strade altrimenti extraurbane; da noi tutte queste avrebbero limite dei 50;
  • 60 mph (96 km/h) in extraurbano, e l’extraurbano scozzese consiste in strade collinari, piene di curve, spesso cieche, e tanto strette che già due macchine ci passano con un discreto pelo sullo stomaco, figurarsi un’auto e un camion o due camion; il limite viene talvolta abbassato a 50 (80) o 40 (64) nei pressi di aree urbanizzate o in tratti particolarmente difficili, ma per lo più (soprattutto sulle highlands) valgono i 60 e poi ognuno si regola come ritiene. Confesso che in molti momenti mi sono sentito quasi un pilota da rally, compresi gli avversari dietro che scalpitavano per superarmi; ogni tanto trovandomi poco a mio agio su strade a me ignote accostavo per farmi superare e riprendere un passo per me più naturale, solitamente intorno alle 45-50 miglia. Non mi stupisce che molti campioni dell’automobilismo vengano da qui. Vi garantisco comunque che tutte queste strade, dal primo all’ultimo km, eccettuato forse qualche breve rettilineo con sede stradale un po’ più larga e asfalto migliore, avrebbero da noi limiti oscillanti tra i 70 e i 50 km/h;
  • 70 mph (112 km/h) nelle strade a due corsie, sia in presenza di corsia d’emergenza (quindi sostanzialmente le motorway, assimilabili per infrastruttura alle nostre superstrade, quelle che in teoria dovrebbero avere il limite dei 110 ma che tipicamente hanno i 90, soprattutto se sono tangenziali urbane), sia in assenza (quindi da noi avrebbero nel migliore dei casi il limite dei 90).
Mi balza all’occhio in modo evidente il diverso approccio alla questione.
In Italia abbiamo una miriade di limiti, uno più assurdo dell’altro, salvo che nessuno rispetta; e abbiamo autovelox messi nei posti più insensati, salvo dover essere debitamente segnalati, per cui il guidatore scaltro li considera un ostacolo da aggirare, perciò troppo spesso il tutto si riduce a una “tassa sugli stolti”.
In UK i limiti sono generalmente molto più permissivi, ma vengono rispettati; all’ingresso di ogni paese un cartello avvisa della presenza degli autovelox (non so se i cartelli siano obbligatori o abbiano solamente un effetto deterrente; gli autovelox in sé non sono segnalati e sono delle telecamerine pressoché invisibili), e un display elettronico indica la velocità che stai tenendo; la gente frena da 60 a 30 se serve, perché sennò ti fanno il kulo a tarallo. Con un’eccezione: in presenza di asfalto posato da poco un cartello avvisa del rischio di brecciolino in superficie e fissa il limite dei 20, talmente eccessivo che persino i compassati scozzesi lo ignorano sistematicamente.
 
Mi rendo inoltre conto che le stazioni di rifornimento in larghe aree della Scozia sono un miraggio. Partiti da Aberdeen con quasi mezzo serbatoio, né prima di entrare nel parco, né all’interno, né dopo, troviamo un distributore. Vero che in alcuni tratti abbiamo fatto stradine secondarie, ma anche sulle principali non ci sono pompe per decine di km.
Siamo ormai in riserva spinta (lancetta praticamente sullo 0) e un po’ in ansia quando finalmente arriviamo a Inverness.
 

 
Risolta la questione benzina, ci infrangiamo definitivamente contro l’incompatibilità tra gli orari mediterranei e quelli nordici: a parte musei e attrazioni varie, che in UK seguono tipicamente l’orario 10-17 e già dopo le 16.30 non ti fanno più entrare perché “stiamo chiudendo”, anche ristoranti e locali vari fanno cena dalle 18 alle 21; questo vale pure per i pub, che magari restano aperti fino a mezzanotte ma dopo le nove non fanno più cucina.
Dopo aver girato invano tutto il centro alla ricerca di un locale decente e disponibile ad accoglierci, seguendo le indicazioni di un tizio finiamo in una specie di hamburgeria/tavola calda.
Alle 22:30, quando finalmente arriva il pasto, vedo sul sito della guest house scelta per la notte che il check-in è fino alle 23. Il posto non si trova a Inverness (perché non offriva sistemazioni a un prezzo decente), ma a Dingwall, 20 km più a nord. Mi azzardo a suggerire che se anche arriviamo 5 o 10 minuti in ritardo, non ci lasceranno mica dormire fuori, no? dopotutto siamo ospiti paganti. Ma mi basta uno scambio di sguardi con i compagni di viaggio per ricordarmi il Paese in cui siamo, e concludiamo di comune accordo che è meglio se il panino finiamo di mangiarlo camminando rapidamente verso l’auto.
Per fortuna a quell’ora la quasi totalità degli scozzesi è già serenamente rintanata in casa, il traffico è pressoché inesistente, e le strade hanno limite dei 60 anche dove non dovrebbero, per cui proprio mentre il Big Ben a Londra batte gli undici rintocchi e i miei amici si affannano a scaricare le valigie, io faccio capolino nella reception dell’amena locanda dell’amena cittadina dell’amena Scozia.
 
Fortunatamente le procedure britanniche di check-in e check-out dagli alberghi sono piuttosto sbrigative, e non richiedono passaggi burocratici. A grandi linee funziona così:
  • “Hi there?”
  • “Hello. We have a reservation for tonight.”
  • “Ah, you’re the last one.”
  • “Yes. Sorry.”
  • “Here’s your key. Here’s the wifi password.”
  • “Thanks.”
  • “The room is upstairs, left, right, last one through the corridor.”
  • “Okay.”
  • “Breakfast is 6.30 till 9.”
  • “Okay.”
  • “When you leave if I’m not here leave the keys on the desk.”
  • “Mmh.”
  • “Goodnight.”
  • “’night.”
(Quindi, pro-tip per viaggiatori squattrinati: presentarsi in un albergo a caso affermando di avere una prenotazione, tanto i documenti non li chiedono. Se fanno storie, scusarsi dicendo di aver confuso il nome dell’hotel, e riprovare in quello a fianco.)
 
La mattina dopo un inaspettato sole propizia il nostro viaggio fino al castello di Urquhart, sulle sponde del lago di Ness.
 

 
Da lì un lungo giro ci porta a costeggiare i “grandi laghi” (Loch Ness, Loch Lochy, Loch Lomond), passando per Fort William, da dove si sale per il monte Ben Nevis (gente in tenuta da scalatore, con zaini da alta montagna, bacchette, scarponi a mezza coscia, si appresta ad affrontare la scarpinata; nei negozietti di souvenir per sole £ 13 vendono medagliette commemorative con stampato “I climbed the Ben Nevis”, il più alto del Regno Unito, ben 1345 metri, cioè più basso del monte più basso della provincia di Belluno), e per Glen Coe, una valle sconfinata dove un’unica strada corre per decine di miglia senza trovare villaggi né costruzioni isolate né stazioni di rifornimento né vegetazione né altro, solo piazzole di sosta dove i turisti si fermano per fotografare il paesaggio, ma tutte le foto di questo mondo non possono rendere giustizia alla vastità del panorama.
 

 
La discesa verso Loch Lomond si rivela un nuovo entusiasmante rally sui saliscendi e tra i boschi del parco delle Trossachs, interrotto solo dall’intensificarsi del traffico che porta infine a procedere tutti in paziente fila indiana, essendo quasi impossibile qualsiasi sorpasso, se non per qualche esaltato (che anche qui non manca).
 
Nell’ultima tappa della giornata cedo a un amico la barra di comando, e prendo posto come navigatore. L’ansia mi assale mentre l’amico fa un pelo spropositato a tutti i marciapiedi e cordoli, non so quanto per calcolo e quanto per la disabitudine ad avere la macchina che sporge verso sinistra, anziché verso destra. Mi ritrovo a chiedermi se la mia guida susciti la stessa apprensione nei miei passeggeri.
Ciononostante giungiamo a Stirling con tutti i cerchioni integri.
Il padrone della “locanda rustica” (non saprei se paragonarla a un agriturismo, però senza la parte enogastronomica?) in cui pernotteremo è un tipo simpatico, scambiamo due chiacchiere, mi dice che ho un accento più da americano che da italiano e mi chiede se vengo da Venice, Italy o da Venice, Florida.
La serata a Stirling si svolge più o meno come quella precedente a Inverness, considerando che arriviamo al pub che avevamo puntato per cena alle 21.10, e ovviamente la cucina ha già chiuso i battenti. In un inglese con un accento improponibile una cameriera ci indica a gesti un altro ristorante che solitamente chiude alle 22, peccato che quella sera (evidentemente era un giorno speciale!) avesse chiuso anch’esso alle 21, per cui alla fine ci infiliamo in un fish&chips, probabilmente gestito da indiani, che suppongo essere la versione locale di un fast-food.
Considerando la dieta degli ultimi giorni a base di pesce fritto, patate fritte, haggis (sostanzialmente una salsiccia di viscere di pecora), conditi da salse varie e abbondante birra, ho il sentore che il mio fegato vorrebbe saltar fuori per schiaffeggiarmi.
 
La nostra ultima mattina è baciata dallo “scottish sun”, come l’aveva definito con british humor l’addetto al noleggio, tre giorni prima: pioggia a secchiate.
La M90 che ci riporta a Edimburgo è quasi un fiume, l’asfalto drenante evidentemente non sanno cosa sia (il che è abbastanza deplorevole, considerando che da queste parti piove 400 giorni l’anno), fatico a tenere i 60 mentre qualche coraggioso procede ai 70 con i fari spenti sollevando piccoli tsunami al suo passaggio sulle pozzanghere.
L’auto va riconsegnata col pieno: l’unico benzinaio nelle vicinanze è proprio di fronte all’accesso per l’aeroporto, ma sulla corsia opposta. In pratica bisogna andare avanti 2 km fino alla rotonda successiva, tornare indietro, e poi fare altri 3 km per tornare alla rotonda precedente e rimettersi nel verso giusto. In tutto questo riusciamo a prendere l’uscita sbagliata alla rotonda, e quindi un’operazione che in teoria dovrebbe richiedere 5 minuti finisce per impegnarci mezz’ora.
Alla fine del viaggio i conti della serva dicono 500 miglia (800 km) percorsi con 52 litri di benzina, al costo di 1,15 £/l (circa 1,25 €/l, costo identico al diesel peraltro), quindi 15 km/l.
Sicuramente viste le strade e il passo tenuto non avrei fatto record neanche con la mia Yaris, ma abbastanza prudenzialmente i 22 li avrei fatti senza problemi.
Passiamo al terminal a scaricare un amico che aveva il volo presto. Sosta di 20 minuti al parcheggio drop-off (quelli che da noi sono gratuiti): 6,90 £. Senza parole.
Infine riconsegniamo l’auto. Mollo le chiavi all’addetta che fa un veloce giro dell’auto per verificare l’assenza di botte o di carcasse di pecora incastrate nella calandra. Non si accorge, forse anche grazie alla pioggia battente, di un minuscolo graffietto rimediato su un cerchione in una manovra di parcheggio. Firmo il foglio e me ne vado. Ci aspetta un’altra mezza giornata a Edimburgo prima del volo di ritorno serale.
 
Rientrati in Italia, tra Bergamo e Milano ci attende una coda kilometrica causa lavori in corso.
All’una di notte.
E già rimpiango le bucoliche stradine scozzesi perse nel nulla.
Nicholas, proud to be a member of Hybrid Synergy Forum since Sep 2012.
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#2
Ho fatto un giro simile, ma ancora più a nord fino a Thurso, tanti anni fa. Auto noleggiata: Ford KA (la prima versione).

Mi ricordo i limiti "inverosimili", a maggior ragione sulla estrema costa nord dove tenere i 50 km/h di media, nei trasferimenti, era un puro miraggio. Riuscivo ad aumentare il ritmo solo fino a quando mi era possibile seguire i furgoncini rossi della Royal Mail, probabilmente guidati tutti da parenti di Colin McRae. Le strade in molti casi erano a singola carreggiata con i "passing place".

Un giorno vidi un camion cisterna arrancare in salita e mi fermai con largo anticipo in una di queste piazzole, per non rischiare l'incrocio o costringerlo a fermarsi.
L'autista, quando arrivò a fianco della KA ferma, mi ringraziò togliendosi il cappello.

Però che bello incrociare una o due auto all'ora.
NickM, proud to be a member of Hybrid Synergy Forum since Jul 2009.
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#3
Già.

Tanto per chiarire: sulle strade sperdute di "montagna" per definizione regna il far west, anche da noi, i limiti sono puramente indicativi e anche se li rispetti ma non ti adegui alla strada finisci nel fosso alla prima curva; chi è del posto e conosce la strada sale come un rallysta.
Mi ha colpito di più che lo stesso discorso vale anche sulle strade principali di collegamento tra le varie cittadine, relativamente trafficate e anch'esse piuttosto tortuose; anche lì c'è il limite costante dei 60 e se in alcuni tratti scende a 50 o 40 è proprio perché se provi ad andare di più ti cappotti. Da noi per pararsi il sedere quei tratti avrebbero tutti il limite dei 50 (km/h) o poco più, poi però nessuno li rispetterebbe e nessuno li farebbe rispettare.

Rileggendo il testo originario devo fare due correzioni:
- il lago nelle highlands è Loch Morlich non Loch Lomond
- la strada che porta da Stirling a Edimburgo è la M9 non la M90.
Nicholas, proud to be a member of Hybrid Synergy Forum since Sep 2012.
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#4
Grazie Nicholas!
dall'8 al 15 la girerò con una Leaf, non vedo l'ora! :-)
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#5
Leaf a noleggio?
Quanto rispetto ad un'auto tradizionale?
Sei dubbioso sull'acquisto? Leggi perchè guidare ibrido
Sei nuovo dell'ibrido? Leggi la Mini-guida per principianti
Sei curioso dell'ibrido? Guarda cosa c'è sotto il cofano
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#6
364 sterline. Considerando che ci sono moltissime colonnine gratuite a 50 kw, si potrà apprezzare il paesaggio senza lo stress da ricarica
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#7
in realtà non è detto che mi daranno una Leaf. Dipende da cosa avranno disponibile. In alternativa c'è la i3
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#8
... bel racconto... io la Scozia l'ho fatta in moto... esperienza UNICA.
...perchè solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo...lo cambiano davvero
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#9
Motociclisti ne ho visti pochi, e la cosa mi stupisce perché le strade si prestano MOLTO.

Ho visto più ciclisti, ed è divertente vedere tutte le auto che si mettono in fila a 20 all'ora dietro al ciclista per superarlo appena c'è visibilità Biggrin2
Nicholas, proud to be a member of Hybrid Synergy Forum since Sep 2012.
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#10
In termini di specialità gastronomiche locali, sono a mio avviso da menzionare le "cakes" scozzesi: per lavoro visito Aberdeen tutti gli anni, e almeno una volta non manco di assaggiare una fetta delle enormi torte (cioccolato, sttrawberry, toffee..) non esattamente ipocaloriche, ma una più buona dell'altra.
quanto consumo? Il giusto!
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